PROPHETESS

(Giannini/Baiocco) 2018

 

 

Avrebbe potuto essere altrove

Avrebbe potuto essere altrimenti

Tutto questo spazio che non sarà mai un luogo

Uno soltanto

Tutto questo tempo che non sarà mai un momento preciso

Confinato da un prima e da un dopo

Fino a dove può arrivare la memoria?

E’ solo il  barlume tremante di cose già viste

Di cose già dette e ripetute

Oppure l’annuncio di cose che non smetteranno di essere

Una scia che è la somma di tutte le scie

(spumose, impertinenti, ricciolute scie)

Che fanno e disfano coincidenze ad ogni schiocco di schiuma

Fanno e disfano verità imperfette

Come se esistessero parole imperfette

Parole che dicano quando è cominciato il viaggio

Quando pioverà, quando finirà la pioggia e quando ricomincerà

Quanto mancherà a quello che hanno chiamato arrivo

Se mai è esistita una cosa che possa chiamarsi arrivo

Parole che dicono altre parole

Imperfette

 Inevitabili

Come se non bastasse il buio della notte

La spugna del cielo che cola puntini di luce, lontanissimi

Come se non fosse sufficiente essere qui, ora

Come se ogni provenienza potesse trasformarsi in destino

Declinare ogni leggerezza, ogni mistero

Scrivendo confini dove gli occhi vedono soltanto orizzonti

Inventando un disegno dove c’è soltanto il passaggio 

Il giorno si accende. La notte lo spegne, vorace

Un altro giorno sboccia, prima di ripiegarsi docilmente

E diventare ciò che smetterà di essere presto

 Ancora

La fine è il contrario del terrore

Solo questo ho imparato:

Passo e resto. Semplicemente

Passo e resto.

Avrei potuto essere altrove.

Avrei potuto essere altrimenti